"...Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.
Si costruiscono baracche nelle periferie.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano in due e cercano una stanza ad uso cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre nostre donne li evitano sia perché sono poco attraenti e selvatici sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.
I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.."
(Ottobre 1912. Ispettorato dell'Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti. Relazione sugli immigrati italiani)
02/giu/2009
Quando gli zingari eravamo noi.
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2 commenti:
Qualche tempo fa sono andata a rileggermi una "rassegna stampa" dell'anno 1900 pubblicata - a 100 anni di distanza, nel 2000 - da un'associazione culturale italo-statunitense: molti degli articoli erano dello stesso tenore di quello che hai riportato, Laicista.
Bellissimo post.
Eh sì, sono molto istruttivi: da far imparare a memoria sin dalle elementari.
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