A fare eccezione al generale degrado della blogosfera sarebbero solo i siti a pagamento, come dire che non si può avere qualità dell'informazione senza che lo scrivere sia una professione, che a esprimere il proprio pensiero sia magari un suo collega pagato da un editore, al quale il giornalista dovrà poi rendere conto.
In questo orrore di blog, a suo tempo, è stata pubblicata una notizia che non mi pare sia mai apparsa nei Tg di regime Rai/Mediaset o sui quotidiani, e con tutta probabilità nemmeno in una testata clericale come quella dove scrive l'Alvi, da professionista retribuito. Ora, i blog hanno questa caratteristica: sono liberi di dare le notizie che nei media zeppi di professionisti (pagati anche con denaro pubblico) non è possibile pubblicare. Ed è solo un piccolo esempio di un blog che non conta nulla.
Chi scrive non è un giornalista, né aspira ad esserlo, eppure conosce sulla blogosfera cose che il nostro professionista pare ignorare. Di blog di qualità se ne trovano, eccome, e non occorrono tre lauree per accorgersene. Potrei fare un elenco più o meno nutrito, ma per brevità mi limito ad un paio di casi, ma significativi. Supramonte, per esempio, era il blog di uno studente di economia che stava preparando la tesi, non era un docente universitario, ma qualche competenza certamente l'aveva, bastava andare a leggere i suoi post per accorgersene. Ne ricordo uno in particolare dedicato alla riforma delle pensioni, che era di una chiarezza assai rara da trovare negli articoli dei giornalisti professionisti, ricordo poi la disponibilità che aveva sempre e con tutti, sia riguardo ad eventuali spiegazioni tecniche che al confronto sui contenuti. Altro che mancanza di competenze, propensione all'insulto, approssimazione e indisponibilità al confronto dialettico. Tutt'altra storia, invece.
Certo, alcuni blogger non saranno il massimo della cortesia, capita, ma spesso non sono affatto anonimi ed il più delle volte è notissimo il loro nome e cognome. Comunque, il turpiloquio e l'offesa non fanno loro onore e per di più troppo facilmente possono divenire un facile appiglio per critici a corto di argomenti, vero Alvi?
Insomma, l'articolo che stiamo commentando pare assai superficiale e approssimativo e sembra sostenuto più da motivazioni corporative che da una seria analisi del fenomeno blog, fenomeno al quale, lo dico per chiarezza, non do la straorndinaria importanza che altri gli concedono troppo facilmente, ma questa è un'altra storia.
E, dulcis in fundo, sengalo una delle perle che l'amica Bastian Cuntrari ha sottolineato con la matita rossa:
"1 - "Essi (i blog, ndr) vengono vantati come luoghi d’espressione ideale e comunicazione: nessun elogio insomma gli è risparmiato".
Rigo rosso: sarebbe meglio è loro risparmiato."
Tanto per segnalare ulteriormente con quale cura Geminello Alvi pare aver scritto il suo articolo, pagato, è bene ribadirlo, anche con il finanziamento pubblico dell'editoria.
Noi, per pubblicare i nostri orrori, a differenza di altri, non costiamo nulla alle casse dello Stato, sarebbe bene non dimenticarlo.








4 commenti:
Articolo scritto con l'accetta quello di Alvi, da non prendere nemmeno in considerazione, visto l'editore per cui scrive e viste le sue scarse capacità di ricerca e approfondimento.
Polemiche sui blog, ma non erano divorati da facebook?! : )
Se facessimo qualche domanda in giro, Mauro, è possibile che la gente conosca di più un Malvino che scrive in rete che un Geminello fra i tanti.
@gans
Giudizio severo ma fondato.
@Martina
Pare di sì, pazienza, non è detto che sia un male.
@Sam
Magari fosse, amico mio.
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