Riporto l'articolo di Luca Ricolfi sulla scuola elementare italiana, come risposta al post dell'amico non contro ma per.
Il mito della scuola elementare
25-09-2008
Ci sono, nelle politiche governative in materia di istruzione, parecchie cose che mi lasciano perplesso. Ad esempio la mancanza di una diagnosi convincente dei mali della nostra scuola e della nostra università. Il vuoto di iniziative forti per aumentare il numero di asili nido, specialmente nel Mezzogiorno (uno dei cosiddetti obiettivi di Lisbona: portare la copertura al 33% entro il 2010, contro l’11% attuale). Soprattutto non mi piace per niente il fatto che all’Università (dove lavoro) i tagli della manovra finanziaria 2009-2011 siano uguali per tutti gli Atenei, quando da anni - grazie ad una serie di ottime ricerche - si sa con precisione quali sono gli atenei che spendono (relativamente) bene i loro fondi e quali li dilapidano in una corsa senza senso all’aumento del personale e agli avanzamenti di carriera.
E tuttavia, nonostante queste riserve, stento a capire l’incredibile pioggia di critiche, insulti, manifestazioni, sceneggiate, lezioni di pedagogia (e talora di democrazia) che sono state riversate sul neo-ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini non appena ha cominciato a occuparsi di scuola, e in particolare di quella elementare (per una rassegna consiglio di vistare il sito del Partito democratico e quello della Cgil-scuola, ora ridenominata Flc).
Il mio stupore nasce da due ragioni distinte. La prima è che, andando a controllare le cifre (DL 112, art. 64, comma 6), si scopre che la maggior parte dei numeri spaventa-famiglie che sono stati agitati sono semplicemente falsi. Non è vero che il bilancio della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 sono pari a 3,6 miliardi spalmati su tre anni. Non è vero che saranno licenziati 87 mila insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni, la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate da Prodi (circa 20 mila unità, a suo tempo giudicate insufficienti nel Quaderno bianco sulla scuola pubblicato giusto un anno fa dal precedente governo). Non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro unico, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, libererà un numero di ore più che sufficiente ad aumentare le ore di tempo pieno eventualmente richieste dalle famiglie. Né si vede su quali basi l’opposizione agiti lo spettro di una riduzione degli insegnanti di sostegno, o della chiusura delle scuole di montagna (nessuna norma della Finanziaria lo prevede, e il ministro ha esplicitamente escluso tale eventualità).
Ma c’è un secondo motivo per cui mi è incomprensibile lo tsunami anti-Gelmini di queste settimane: i critici danno per scontato che la scuola elementare così com’è vada bene, e che l’introduzione del maestro unico sia una scelta didatticamente sbagliata. Può darsi, ma non ne sarei così sicuro, e vorrei spiegare perché. Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici (in una parola sono «ignoranti», secondo la bella definizione del libro di Floris uscito in questi giorni: La fabbrica degli ignoranti, Rizzoli). In breve i ragazzi spesso sono debolissimi proprio nell’organizzazione del pensiero e nella padronanza del linguaggio, ossia precisamente in ciò che avrebbero dovuto acquisire nei cinque anni di scuola elementare. Il sospetto è che la scuola elementare di oggi, pur essendo perfetta come luogo di socializzazione e di ricreazione, sia ben poco capace di trasmettere conoscenze e formare capacità, ivi compresa la capacità di concentrarsi, di ordinare le idee, di autovalutarsi, di mettere impegno in attività non immediatamente gratificanti.
A questa osservazione si potrebbe obiettare, e certamente qualcuno obietterà, che sia i test nazionali (Invalsi) sia i test internazionali (Pirls, Timss, Pisa) ci restituiscono un’immagine ben più ottimistica della scuola elementare italiana. Ma questo è vero solo in parte. I test internazionali condotti sui bambini in quarta elementare danno risultati opposti a seconda degli ambiti considerati (l’Italia è ai primi posti nei test di lettura, ma precipita agli ultimi sia in quelli di matematica sia in quelli di scienze). Quanto ai test nazionali essi indicano che il declino dei livelli di apprendimento fra i 7 e i 16 anni è costante e inizia già nelle elementari (in quarta i bambini vanno sensibilmente peggio che in seconda). Forse la cattiva fama della scuola media inferiore e dei suoi insegnanti è in parte immeritata: è vero, i risultati dei ragazzi delle medie sono pessimi, ma forse lo sono proprio perché la scuola elementare - con la sua impostazione ludica - non li prepara alle prove che dovranno affrontare quando entreranno in un mondo vero, meno protetto, in cui ci sono anche frustrazioni e si deve essere capaci di studiare da soli (cosa che molti bambini non imparano mai a fare: un effetto perverso del tempo pieno?).
Un articolo che condivido totalmente








4 commenti:
avendo due figli che vanno a scuola, medie e liceo, sono seriamente preoccupato. l'analisi riportata è estremamente corretta, ed ultimamente ho cercato di venir fuori dal ginepraio di cifre rilanciate a destra e manca (nel senso della sinistra, manca).
quello che non mi sembra corretto, dal punto di vista del governo, è di aver deciso con un voto di fiducia su una riforma importante come quella della scuola, di non aver prodotto seri documenti di analisi sull'istruzione, di aver proceduto, in sostanza, come uno schiacciasassi. Poi magari possiamo anche essere d'accordo su alcuni provvedimenti, ricordando ad esempio che l'aumento dei corsi di laurea 'fantasiosi' è iniziato da Berlinguer e continuato dalla Moratti.
Bravo Laicista e in bocca al lupo! L'articolo di Ricolfi che hai segnalato è stata una delle fonti del mio post sulla scuola che, è vero, mi ha fruttato(?) numerosi accessi, ma mi ha anche fatto litigare di brutto con molti amici.
Ancora ieri sentivo parlare dell'eccellenza della scuola primaria in Italia: "Siamo al 6° posto nel mondo!!" blaterava qualcuno. È vero, lo siamo per i risultati di questo studio, che valuta la capacità di comprensione della lettura nei ragazzini di 4^ elementare!
Icekent parla di corsi di laurea fantasiosi e mi concedo un ricordo.
Al liceo ero innamorata persa del mio professore di tedesco (più vecchio di mio padre..., ma càpita...): dopo l'orario scolastico da noi, venni a sapere che teneva lezioni alla Sapienza sulla filosofia cinese.
Pur di vederlo, ci sono andata.
Il tema era "Ontologia del Tao": eravamo, me compresa, in cinque.
E - nonostante l'amore - dopo due lezioni non ce l'ho fatta più!
Dunque, come vedi già nel mio post non sono entrato più di tanto nella discussione del maestro unico (dipende molto dai punti di vista e non ho basi pedagogiche per valutare) e del tempo pieno.
Comunque non guardo con gioia il fatto che entro il 2012 ci saranno 87 mila maestri in meno, senza contare gli insegnanti di inglese (PS nessuna riduzione degli insegnanti di religione. Di questo, l'autore pare non crucciarsi). Auguri ai futuri laureati in scienze della formazione primaria.
Quanto alle scuole di montagna, leggi se puoi la seconda parte del mio articolo dove la stessa FLC-CGIL ammette che non si chiude alcuna scuola, ad oggi. Ma il destino è, nel medio-lugo periodo - dice il piano programmatico - di evitare la polverizzazione scolastica e poco sotto aggiunge che la soppressione, l'accorpamento, etc. spetta alle Regioni.
Auguri anche alle Regioni e ai bambini che abitano in alta montagna.
@icekent
Mah, diciamo che la scuola è così ridotta male, che anche degli interventi che possono essere parziali per alcuni aspetti e sbagliati per altri, sembrano comunque un buon segnale di cambiamento. Si vuole cambiare, almeno.
Cambiamento sì, ma per fare cosa?
Ecco, aspetterei un po' per valutare gli effetti della "riforma" Gelmini, magari qualcosa di buono c'è.
Ma peggio di così, mi pare difficile.
@Bastian cuntrari
No, i miei commentatori sono in genere molto tolleranti. :)
Il tuo post l'ho già letto, la fonte Invalsi me la vado a leggere.
Grazie.
@sam
Amico mio, la scuola è, come si suol dire, alla frutta, il governo sta facendo qualcosa e vedremo con quali effetti. Ma come ho scritto sopra, peggio di così mi pare difficile.
Non è che sia contento dei tagli dei posti di lavoro, il guaio però è stabilire se sono reali, nel senso che effettivamente servono a qualcosa, oppure no. Come lavoratore della scuola e come genitore, qualche dubbio ce l'ho ...
Quanto al fatto che i posti per l'Irc non sarebbero tagliati, ho cercato di verificare se effettivamente le cose stiano così, ma non sono riuscito a trovare nulla, nemmeno leggendo la "riforma" Gelmini.
Magari ho cercato male io, se tu hai qualche fonte al riguardo fammelo sapere.
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