"Essere supremo e ultramondano", "assoluto e necessario", "infinito e creatore del tutto". Sono solo alcuni degli attributi tradizionalmente riconosciuti al Dio ebraico-cristiano. Un Dio che viene identificato con la Verità e ritenuto causa di ogni cosa che "è", l'Essere supremo che "è in sé e non in altro", l'Essere, appunto, assoluto.
Creatore del tutto è l'unico vero essere, poiché il Creato e tutto ciò che in esso è compreso, non è che puro accidente, semplice contingenza che non ha in sé la ragione del proprio essere. In altre parole, Dio è tutto. Ma, se Dio è tutto, tutto ciò che non è Dio, è nulla. Se l'uomo non è un nulla, non lo è solo in virtù della cosiddetta somiglianza con il Creatore; solo in quanto immagine di Dio non è semplice polvere. Quindi è polvere, è nulla.
Scriveva Fuerbach nell'Essenza del Cristianesimo: "Nella religione l'uomo opera una frattura nel proprio essere, scinde sé da sé stesso ponendo di fronte a sé Dio come un essere antitetico. Nulla è Dio di ciò che è l'uomo, nulla è l'uomo di ciò che è Dio. Dio è l'essere infinito, l'uomo l'essere finito, Dio perfetto, l'uomo imperfetto; Dio eterno, l'uomo perituro; Dio onnipotente, l'uomo impotente; Dio santo, l'uomo peccatore. Dio e l'uomo sono due estremi: Dio il polo positivo, assomma in sé tutto ciò che è reale, l'uomo il polo negativo, tutto ciò che è nullo."
Dal che ne discende che ogni pretesa conoscenza umana, che sia empirica o morale, non può avere alcun valore se autonoma e svincolata dalla conoscenza di Dio. Non può darsi, perciò, un bene che sia tale in sé, ma solo un bene che sia tale per Volontà divina. Infatti, porlo come valore in sé stesso, comporterebbe il riconoscimento della superfluità di Dio, oltre a costituirlo (il bene) come “entità” esterna a cui la Volontà divina dovrebbe conformarsi. Questa visione dei valori che di fatto esclude Dio, permette in linea di principio la conoscenza morale, perché costituendosi essa come vincolo alla Volontà divina, ne rende ragione.
Al contrario, intendere il bene come Volontà di Dio significa qualificarlo come arbitrario, essendo la Volontà divina, per definizione, priva di alcun vincolo, di alcuna ragione o limite. Per cui, all’affermazione dell’assolutezza di Dio corrisponde necessariamente la negazione dei valori e della possibilità umana di conoscerli. La conseguenza più evidente è l’impossibilità di fondare una morale laica, essendo la valutazione morale ridotta a cieca obbedienza al volere divino. Mentre sul piano politico, il pessimismo epistemologico comporta l’accettazione dell’autorità della tradizione e la conseguente negazione della neutralità morale dello Stato.
Non esistendo il bene in sé, possibile oggetto della conoscenza umana, ma solo la Volontà creatrice di Dio, per non cadere nel nichilismo e nell'amoralità, si ritiene che agli stati non spetti altro compito che imporre la Volontà divina, così come viene interpretata da chi presume di averne il monopolio. In Iran dagli Ajatollà, in Italia dalla chiesa cattolica. Ma un comportamento tenuto solo per timore di Dio o dello Stato, non può avere alcun valore morale. E' come se qualcuno facesse l'elemosina, sotto la minaccia di una pistola. In poche parole, il clericalismo imperante distrugge la moralità, la rende impossibile: non c'è moralità senza libertà, infatti.
E' del tutto evidente il nesso che lega il Dio assoluto, il nichilismo (manifestato dalla arbitrarietà della Volontà divina), le teocrazie, e l'impossibilità di una vita morale.
Finisco arrivando finalmente al caso
de Monticelli.
Sulla scorta dei ragionamenti fatti finora, penso che la Prof.ssa de Monticelli abbia ragioni da vendere nel denunciare il nichilismo della chiesa cattolica e l'amoralità di qualsiasi imposizione legale di una qualsivoglia morale, ma ha torto nel ritenere compatibili l'esistenza di un bene in sé e l'esistenza di un Dio assoluto. L'unica possibilità di una vita morale, come lei stessa ha dimostrato, è vivere come se Dio non ci fosse.
10 commenti:
Post estremamente articolato ed impegnativo.
La mia posizione oramai la conosci.
Non sono atea, ma mi sono sicuramente allontanata dal mio credere perchè mi era stato insegnato a farlo.
Sono arrivata alla conclusione (che poi conclusione non è) che se al di là di noi c'è Qualcosa, o Qualcuno, di sicuro non ha nulla a che vedere con la chiesa, ottima ministra dei fatti suoi.
Il problema è sempre quello della scintilla primigenia.
Se siamo nati da qualcosa, che ovviamente non può essere una costola, mi chiedo come abbia fatto, questa cosa, a trovarsi dov'era, nel tempo e nello spazio.
E se tempo e spazio non sono solo concetti astratti, da dove vengono fuori?
Cioè, prima del tempo in quale dimensione si era immersi? E dove?
Non continuo, ma ho chiarito il mio dubbio, quello di fronte al quale mi chiedo se non ci sia davvero un "motore", qualcosa che possa coincidere col concetto di quello che qualcuno chiama Dio.
Ovvio che questi miei dubbi, senza risposta da sempre, mi abbiano portato a definirmi semplicemente agnostica. Sebbene speranzosa che, alla fine, tutto non sia stato inutile.
ma da qui ad osservare delle leggi fatte passare per "divine" ce ne corre.
Buona giornata, IL.
@la bislacca
Carissima,
intanto grazie per aver letto il post, ultimamente i commenti scarseggiano e quel che ho scritto non li favorisce, forse.
Sulle questioni che poni ho scritto un post il 07.10.08 qui: http://illaicista.blogspot.com/2008/10/quanto-superfluo-lessere-necessario.html#links, nel caso la cosa ti interessasse.
La domanda che vorrei farti è questa: secondo te, un eventuale Dio avrebbe qualcosa da dirci sulla morale o la questione della sua esistenza non aggiungerebbe nulla al tema?
laicista, premetto che questi temi non sono il mio "pane quotidiano" anzi a dire il vero, spesso mi domando io stesso per quale ragione debba razzolare per questo mondo in attesa solo delle mie eventuali sofferenze e della conseguente morte, (spero mi sia almeno consentito farlo) le ragioni che spingono tante persone verso la chiesa, penso siano infatti una paura innaturale verso questa, strano a dirsi ma proprio la loro religione dovrebbe spingerli a non doversene preoccupare. ora vado a cena, ma ci torno su questo post.. :)
@gians
diciamo che anche chi crede, ha poca fede. :)
Buona cena
sai laicista, ho appena finito di cenare, a stomaco pieno, ma neanche troppo perchè mi piace stare leggero, ti dico che su questo tema, è la liturgia a disturbarmi maggiormente. Infatti grazie ad una amica blogger, ho potuto approfondire la conoscenza del vangelo, letture interessanti a dire il vero, ma che si portano addosso tutto il peso dei loro anni.
Mi hai dato lo spunto per qualche riflessione personale. Se ti trovi a passare dalle mie parti mi farebbe molto piacere se la leggessi.
Penso che non aggiungrebbe nulla.Al massimo confuterebbe decisamente tutte le teorie della chiesa.
Gians, noi abbiamo il vangelo la domenica. Sul blog. :-)
bisla, già! :)
La tua riflessione non è caduta nel vuoto; l'occasione è propizia per riprendere come concordato la nostra antica querelle.
In questo senso il primo intervento della De Monticelli mi è apparso chiarificatore, anche oltre le stesse intenzioni dell'autrice.
Ma chettelodicoaffare: tu come al solito quando ti vengo a cercare sei in ferie e dovremo come altre volte andare in asincrono. :-)
A presto.
@ugolino
Non c'è dubbio, la De Monticelli ha fatto un intervento chiarificatore che va certamente al di là delle sue intenzioni.
Cose simili a quelle che ha detto, ma certo con un altra competenza :), le ho sempre pensate ed ora mi sento incoraggiato nel proseguire.
Comunque eccomi, ora ci sono.
Se vuoi possiamo proseguire la nostra vecchia chiacchierata. :)
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